Domande Frequenti (FAQ)

In questa sezione risponderò alle domande più frequenti, in modo da fare chiarezza:

  • Nella home page si dice che il Coaching si occupa di persone sane. Che cosa significa?
  • Cosa s’intende esattamente per “percorso” di Coaching?
  • Quanto dura un percorso di Coaching?
  • Come avviene la sessione?
  • Come faccio a capire se il Coaching funziona?
  • ….

Nella home page si dice che il Coaching si occupa di persone sane. Che cosa significa?

Il Coaching è un metodo che ha molti campi di applicazione. Sebbene si basi sulla Psicologia Positiva, non “cura” i disturbi di carattere psicologico.
Chi, ad esempio, assume farmaci per curare la depressione, gli attacchi di ansia o quelli di panico, ha un malessere per il quale deve essere seguito da uno psicologo, psicoterapeuta o psichiatra.
Il Coach non può aiutarlo a guarire.
La domanda, quindi, potrebbe diventare: “Come faccio a sapere se sono sano?”.
In generale, la persona psicologicamente sana ha una buona autostima, non ha paura di essere se stessa, sa relazionarsi con gli altri e sa esprimere i propri sentimenti, sa valutare la realtà in modo sufficientemente obiettivo e non permette che il suo giudizio venga influenzato dalle sue ansie e paure. Diciamo , quindi, che gode di uno stato di “benessere”.
Tuttavia non è immune dai periodi difficili o dai momenti di crisi.
Significa che può capitare a tutti di attraversare periodi in cui il proprio senso di benessere sembra svanire, di non riuscire più a svolgere adeguatamente le varie attività quotidiane, di non sentirsi a proprio agio con gli altri, di sentirsi insoddisfatti di sé stessi e tanto altro.
In questo caso, rivolgersi al Coach permette di ritrovare la serenità, affrontando insieme a lui il problema e giungendo alla situazione desiderata.


Cosa s’intende esattamente per “percorso” di Coaching?

“Percorso” è l’insieme delle sessioni (cioè degli incontri) necessarie per arrivare all’obiettivo posto dal cliente.


Quanto dura un percorso di Coaching?

La durata di un percorso di Coaching varia a seconda dell’obiettivo che il cliente vuole raggiungere. Esistono obiettivi per i quali bastano poche sessioni e altri, complessi, che ne richiedono di più. Faccio alcuni esempi:
– un esame universitario da superare, la scelta della scuola superiore o un colloquio di lavoro da affrontare sono “obiettivi” che hanno una precisa scadenza e quindi non necessitano di molte sessioni;
– cambiare posto di lavoro o mansione, affrontare una separazione sono “obiettivi” che impegnano diversi mesi prima di essere raggiunti;
– volersi o doversi reinventare una vita è un obiettivo molto complesso, che prevede un lavoro più lungo.
Mi sento di aggiungere che, spesso, il cliente parte con un obiettivo e poi ne aggiunge un altro, strada facendo. In questo modo, la durata del percorso si allunga.
Ad ogni modo, è impensabile definire un percorso, sebbene breve, in meno di 5 sessioni.


Come avviene la sessione?

La sessione di Coaching è il momento in cui il cliente espone il suo problema, definisce qual è il suo obiettivo, descrive il suo contesto, scopre e allena le sue potenzialità, collabora alla definizione del piano d’azione per arrivare a ciò che desidera. Il tutto, ovviamente, insieme al Coach, che lo ascolta, gli pone domande, lo stimola, lo sostiene e lo guida, ma senza sostituirsi a lui. Diciamo, quindi, che il cliente e il Coach “sono attivi” e collaborano in vista del risultato finale.


Come faccio a capire se il Coaching funziona?

Il Coaching è improntato all’azione, perciò il cliente capisce se si sta avvicinando all’obiettivo perché “spunta” ad uno ad uno i vari gradini necessari per arrivare alla meta.
Si tratta di obiettivi intermedi importanti, che vengono verificati dal Coach nel corso delle sessioni.


Quali sono i segnali a cui devo stare attento per capire che la “qualità” della mia vita va migliorata?

La scontentezza è un segnale d’allarme significativo.
Di solito, le persone che incontro per la prima volta usano queste parole: “Non ce la faccio più a continuare così!”, “Non voglio più vivere così”, “Ne ho abbastanza di questo problema!”.
Sono frasi, però, che rivelano il livello di saturazione. Il che fa pensare a persone che hanno atteso troppo a lungo prima di decidersi ad intervenire.
Diciamo che, prima si “agisce” per risolvere il problema, e meglio è.
Non bisogna rimandare: un mese di “scontentezza” è già sufficiente per spingere a dire: “Devo fare qualcosa!”.


Alcune persone dicono di fare Coaching per telefono. Ma come è possibile?

Durante la sessione, il Life Coach ha bisogno di parlare con il cliente: porgli delle domande, valutare e approfondire le sue risposte. Per fare ciò non è necessario trovarsi faccia a faccia.
Perciò se il cliente vive distante dal Coach o ha problemi con l’orario di lavoro, può fare la sessione al telefono. Ovviamente, non deve essere distratto o disturbato da nessuno per un’ora.
Se poi il cliente viaggia per lavoro, apprezzerà certamente la possibilità di non interrompere le sessioni e quindi di non fermare il suo cammino verso la meta.
La sessione, quindi, può essere fatta in presenza, via telefono o in video-conferenza via Skype: l’obiettivo viene comunque raggiunto e questo è indubbiamente un valore aggiunto.


Posso fare Coaching via email o chattando con whatsapp?

No, non è possibile, perché il Coach ha bisogno di “dialogare” e “ascoltare” la voce del cliente. Scrivere significherebbe cadere nel rischio di fraintendimenti.


Il Coaching può “trasformarmi” in ciò che non sono? Può essere dannoso?

Il Coaching NON è una terapia. Si utilizza su soggetti sani (come già ampiamente spiegato), perciò non può essere dannoso. Ha lo scopo di portare il cliente all’obiettivo che desidera, allenando le potenzialità che già possiede. Perciò NON può “cambiare” la personalità del cliente.


Com’è possibile che un Coach si occupi sia di adolescenti sia di manager?

Il Coaching è un metodo, cioè un modo di operare per ottenere uno scopo.
Viene usato dal Coach col cliente e serve a rendere quest’ultimo consapevole delle proprie potenzialità che, allenate, lo portano al massimo rendimento, consentendogli di raggiungere i propri obiettivi.
Poco importa, dunque, se l’obiettivo è “gestire il proprio team”, “fare carriera” oppure “conoscersi” e “imparare a fare delle scelte senza farsi influenzare dagli amici”.
Che si tratti di un obiettivo “business” o “adolescenziale”, l’importante è applicare professionalmente il metodo: elaborare programmi concreti, finalizzati al raggiungimento dell’obiettivo posto dal cliente, in un’ottica di sviluppo del suo benessere e del miglioramento generale della sua vita.


Mio marito ha un problema e vorrei aiutarlo. Posso venire io a fare Coaching?

Fare Coaching al posto di un’altra persona non è possibile.
In questo caso specifico, però, la moglie potrebbe decidere di affrontare un “suo” percorso, se capisce di trovarsi in difficoltà nello stare a fianco del marito che è in un periodo di crisi.
Quindi, non fa Coaching “al posto del marito”, ma pone un suo preciso obiettivo (es. Come comportarsi con lui per creare un clima sereno, sfruttando le proprie potenzialità).
Se, invece, desidera che il marito si faccia aiutare, può consigliargli di leggere le informazioni e le testimonianze contenute nel mio sito.
La cosa importante, però, è che sia lui a contattarmi, perché per fare Coaching bisogna essere motivati e decisi ad uscire dal problema.


Mio figlio è in crisi e non sono in grado di aiutarlo.
Vorrei proporgli il Coaching, ma ho paura che mi dica di no. Cosa posso fare?

La cosa migliore è chiedergli di incontrarmi una volta, semplicemente per conoscerci e capire che cosa può fare per lui questo metodo. Solitamente i ragazzi non si rifiutano.
Consiglio sempre di spiegare al ragazzo chi sono (facendogli leggere la mia biografia nel sito) e come lavoro (cioè cosa fa il Coach). Ritengo utili anche le testimonianze, soprattutto quelle lasciate dai ragazzi.
E’ ovvio, tuttavia, che il primo a dovermi contattare sia il genitore, non il ragazzo (a meno che non sia maggiorenne).